
Simone Freddi
Content Editor e Marketing Manager
Acquari d’acqua dolce e marina, coralli, piante, pesci che raramente capita di osservare dal vivo, aquascaping, tecnologia e soprattutto tantissimi appassionati.
Siamo stati ad AcquariaItalia 2026, la manifestazione interamente dedicata all’acquariofilia che dal 19 al 21 settembre è tornata a Malpensa Fiere, a Busto Arsizio, per la sua seconda edizione. Il progetto nasce da un’idea di Danilo Ronchi, conosciuto dagli appassionati come DaniReef, sviluppata insieme a Daniel Baiocco di Esotika Pet Show, con l’obiettivo di creare in Italia un appuntamento dedicato esclusivamente al mondo dell’acquario.
Rispetto al debutto del 2025, la manifestazione è cresciuta sensibilmente, arrivando a occupare due padiglioni, per oltre 8.000 metri quadrati di superficie espositiva e più di 300 acquari allestiti.
Abbiamo camminato parecchio, fatto fotografie e video, incontrato negozianti, allevatori, aziende e appassionati e, soprattutto, siamo tornati a casa con parecchie idee e storie da raccontare.
Ma dovendo scegliere, ecco cinque cose che ci sono piaciute particolarmente di AcquariaItalia 2026.
1. Una fiera dove l’acquario è davvero protagonista
Probabilmente è la prima cosa che si percepisce entrando: qui si parla praticamente soltanto di acquari.

AcquariaItalia nasce infatti con una scelta molto precisa: essere una manifestazione dedicata all’acquariofilia, sia d’acqua dolce sia marina. Pesci, coralli, piante, acquari, attrezzature, allevamento, aquascaping e tutto ciò che ruota intorno a questo mondo.
Può sembrare un dettaglio, ma nell’esperienza di visita fa una bella differenza. Si incontrano nello stesso posto acquariofili molto esperti, famiglie, semplici curiosi, negozi specializzati, allevatori e aziende. E soprattutto si ha continuamente qualcosa da guardare.
Uno degli obiettivi della manifestazione è proprio quello di far conoscere questo mondo anche a chi un acquario ancora non ce l’ha. Ed è forse uno degli aspetti che ci sono piaciuti di più: vedere persone fermarsi davanti a una vasca, osservare un animale che non conoscono e cominciare a fare domande.
Perché spesso la voglia di conoscere meglio un acquario parte proprio da lì: dall’osservazione.
2. Una vasca da 5.000 litri davanti alla quale era difficile non fermarsi
Tra le immagini che ci porteremo dietro da questa edizione c’è sicuramente quella della grande vasca da circa 5.000 litri allestita all’interno della fiera.

Un acquario decisamente fuori scala rispetto a quelli che siamo abituati a vedere nelle nostre case, dedicato a grandi pesci predatori d’acqua dolce.
Le dimensioni naturalmente facevano la loro parte. Ma ciò che ci ha colpito è stato soprattutto vedere quante persone si fermassero davanti alla vasca, anche semplicemente per seguire i movimenti dei pesci e osservarli da vicino.
È una delle cose che una manifestazione come AcquariaItalia può fare particolarmente bene: mostrare dal vivo animali e allestimenti che difficilmente avremmo occasione di osservare altrove.
Lo spettacolo, però, può essere anche il punto di partenza per qualcosa di più: chiedersi quali siano le caratteristiche di quegli animali, da dove provengano, quali dimensioni possano raggiungere e quali siano le loro reali esigenze.
3. Scoprire cosa c’è dietro un Guppy da Show
Tra gli appuntamenti più curiosi c’erano anche gli spazi dedicati a Guppy e Betta, pesci che praticamente tutti gli acquariofili conoscono, ma che attraverso anni di selezione possono assumere forme e colorazioni molto particolari.

Qui abbiamo incontrato Federica Masella de La Mangrovia, allevatrice e giudice internazionale di Guppy, che ci ha fatto entrare in un mondo che conoscevamo molto meno di quanto pensassimo.
Dietro un Guppy da esposizione non c’è infatti soltanto la ricerca di un pesce “bello”. Ci sono genetica, selezione delle linee, standard e un lavoro che continua generazione dopo generazione.
Federica ci ha raccontato anche come vengono valutati i pesci nelle competizioni internazionali e quanto alimentazione e gestione siano importanti per accompagnarne correttamente crescita e sviluppo.
E soprattutto ci ha ricordato una cosa interessante: anche davanti a un pesce apparentemente molto conosciuto come il Guppy c’è sempre qualcosa in più da imparare.
A questo mondo dedicheremo presto un approfondimento su Vivere l’acquario.
4. Aquascaping, ma anche tanti acquari che avremmo voluto portarci a casa
L’aquascaping aveva uno spazio importante all’interno della manifestazione.
Una delle installazioni principali, curata dalla Italian Aquascaping Crew (IAC), si sviluppava per 12 metri e comprendeva una decina di acquari allestiti in stili differenti. Il programma prevedeva inoltre momenti e seminari dedicati a questa disciplina.
Ma al di là degli appuntamenti specifici, una delle cose che ci ha colpito semplicemente passeggiando tra gli stand è stata la quantità di acquari già allestiti.

Vasche grandi e piccole, layout molto diversi tra loro, acquari piantumati e composizioni che potevano diventare immediatamente un’idea per casa propria. Molti erano anche acquistabili direttamente in fiera, in diversi casi a condizioni particolarmente interessanti.
E dobbiamo ammetterlo: più di una volta ci siamo fermati davanti a un acquario facendo mentalmente il conto dello spazio che avremmo potuto trovargli a casa.
L’aquascaping mostra forse meglio di qualsiasi altra disciplina quanto possa essere affascinante progettare un ambiente acquatico. Ma una bella composizione è solo l’inizio: dietro l’estetica rimane sempre un ecosistema vivo, che deve essere pensato e gestito in funzione degli organismi che lo abitano.
5. Quanta tecnologia c’è ormai dietro un acquario
Girando tra gli stand si percepiva chiaramente anche un’altra evoluzione: la tecnologia sta diventando sempre più presente nella gestione dell’acquario.
Illuminazione, filtrazione, pompe, sistemi di controllo e automazione permettono oggi di gestire alcune operazioni con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.
Ne abbiamo parlato anche con DaniReef durante la fiera. La direzione sembra essere quella di affidare sempre più alla tecnologia alcune attività ripetitive, lasciando all’acquariofilo più tempo per osservare e godersi la propria vasca.
C’è però un confine importante.
Un acquario rimane un ecosistema vivo. Nessun automatismo può sostituire completamente l’osservazione degli animali, delle piante, dell’acqua e dei piccoli cambiamenti che avvengono ogni giorno.
La tecnologia può diventare un grande aiuto. La responsabilità di capire cosa sta succedendo dentro la vasca rimane nostra.
E poi ce n’è una sesta: le persone
Arrivati alla fine, ci siamo accorti che cinque cose non bastavano.
Perché una parte importante di una fiera come AcquariaItalia sono inevitabilmente gli incontri.
Abbiamo parlato con allevatori, negozianti, aziende e appassionati. Alcune conversazioni sono durate pochi minuti, altre sono diventate vere interviste. E molte ci hanno fatto venire voglia di approfondire argomenti che prima conoscevamo soltanto superficialmente.
È anche per questo che siamo andati ad AcquariaItalia.
Nelle prossime settimane alcune di quelle conversazioni diventeranno nuove storie su Vivere l’acquario: parleremo di Guppy da competizione con Federica Masella, conosceremo meglio il Flowerhorn insieme a Giacomo Carluccio di Tre C Acquari e ci confronteremo con DaniReef su come sta cambiando il mondo dell’acquariofilia.
Perché visitare una fiera significa certamente vedere nuovi prodotti, animali e acquari.
Ma significa soprattutto incontrare persone, fare domande e tornare a casa sapendo qualcosa che prima non sapevamo.
Vuoi proporci una storia per Vivere l'aquario?
Scrivi a viverelacquario@bluelineitalia.it
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