
Simone Freddi
Content Editor e Marketing Manager
Un evento interamente dedicato all’acquariofilia, pensato per mettere insieme aziende, negozi, appassionati e semplici curiosi. È l’idea alla base di AcquariaItalia, tornata nel 2026 a MalpensaFiere per la sua seconda edizione dopo il debutto dello scorso anno (qui il nostro reportage).
Tra i promotori del progetto c’è Danilo Ronchi, meglio conosciuto dagli appassionati come DaniReef, fondatore dell’omonimo portale e da molti anni attivo nel mondo dell’acquariofilia.
Lo abbiamo incontrato durante la prima giornata della manifestazione per parlare della crescita di AcquariaItalia, ma anche per allargare lo sguardo a come sta cambiando il settore: dalle nuove tendenze alla tecnologia, dalla necessità di coinvolgere nuovi appassionati fino all’evoluzione del mercato e del ruolo dei negozi specializzati.
Siamo alla seconda edizione di AcquariaItalia. Cosa è cambiato rispetto allo scorso anno e che risposta state ricevendo dal pubblico?
«Partiamo dalle cose belle: questa prima giornata è andata molto bene e siamo contentissimi. AcquariaItalia vuole essere un format diverso da quelli che eravamo abituati a vedere in Italia, raccogliendo anche alcune idee che ho incontrato visitando fiere in giro per il mondo.
L’obiettivo era portare in fiera le aziende, i negozi e le persone per far vedere quanto è bello l’acquario. E farlo, per una volta, all’interno di una manifestazione interamente dedicata all’acquariofilia, senza mescolarla con altri mondi del pet. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato nelle altre formule, ma perché in questo modo le persone che entrano sono realmente interessate a quello che abbiamo da mostrare. E secondo me questo è impagabile per il nostro mercato.

Rispetto allo scorso anno è cambiato tantissimo. Siamo passati da un padiglione e 41 espositori a circa due padiglioni e 120 espositori. È cresciuta molto anche la componente internazionale: facendo un conto approssimativo, quasi 50 espositori arrivano dall’estero».
Tu racconti e vivi questo settore da molti anni. Come sta cambiando l’acquariofilia e che ruolo può avere un evento come questo nell’avvicinare nuovi appassionati?
«Penso che un evento come questo sia vitale per il nostro mercato, perché abbiamo bisogno di occasioni nelle quali mostrare la bellezza degli acquari soprattutto a chi un acquario ancora non ce l’ha.
Queste manifestazioni nascono sicuramente per gli appassionati, ma anche per le famiglie, per i bambini e per le persone che magari non hanno mai visto davvero un bell’acquario. Qui c’è la possibilità di vedere acquari d’acqua dolce e marini, pesci, coralli e tante realtà differenti.
Per questo ho voluto fortemente anche le visite guidate. Organizziamo piccoli gruppi, di massimo una quindicina di persone, accompagnati da acquariofili di comprovata esperienza. Abbiamo percorsi dedicati al marino e altri all’acqua dolce.
Secondo me è importante perché il neofita, o anche semplicemente una persona curiosa, può fare domande e avere davanti qualcuno capace di spiegargli quello che sta vedendo. Lo scorso anno avevamo già avuto una buona risposta, mentre quest’anno l’interesse è cresciuto ancora: abbiamo organizzato quattro visite guidate sul dolce e quattro sul marino e sono andate tutte sold out».
Girando tra gli stand si incontrano mondi molto diversi, dal reef all’acqua dolce. Quali sono le tendenze che ti sembrano più interessanti in questo momento?
«Nell’acqua dolce, per esempio, trovo molto interessante l’acquario fiume. Qui in fiera c’è un allestimento molto bello nello stand di Acquari Malberti, realizzato in collaborazione con Maurizio Vendramini, esperto di acqua dolce e di questa particolare tipologia di acquario. È una tendenza che arriva anche dai Paesi asiatici e che trovo davvero spettacolare (a questo link, un recente articolo su Danireef dedicato a questa tipologia d'acquario, ndr)
Poi sicuramente c’è tutto il tema dell’automazione e, più in generale, dell’affinamento della tecnologia. Abbiamo strumenti sempre più efficienti ed efficaci, che possono aiutarci nella gestione quotidiana dell’acquario e magari farci dedicare meno tempo alle operazioni più noiose, lasciandocene di più per goderci quello che è il bello dell’acquariofilia».
Automatizzare non rischia però di farci dimenticare che l’acquario rimane un ecosistema vivo e che non possiamo delegarne completamente la gestione alle macchine?
«Certo, ci vuole sempre la persona. Però per alcuni compiti più ripetitivi penso sia utile avere un aiuto che possa sgravarci da determinate operazioni.
Faccio un esempio molto semplice: recentemente ho recensito una calamita automatica che pulisce da sola il vetro dell’acquario (per chi fosse interessato: la recensione è questa, ndr). Pur con tutti i suoi limiti, per me è una cosa fantastica: pulire i vetri è un’attività noiosa e, se c’è qualcosa che può farlo al posto tuo, perché non utilizzarlo?
L’automazione può aiutarci proprio in questo: occuparsi di alcune operazioni e lasciarci più tempo per goderci l’acquario. Naturalmente questo non significa che possiamo dimenticarci di avere davanti un organismo vivo».
AcquariaItalia dedica anche una giornata esclusivamente agli operatori. Come sta cambiando il mercato e quale ruolo può avere in futuro il negozio specializzato?
«Con la giornata B2B vogliamo innanzitutto riuscire a mettere in contatto i negozi con gli espositori. Ma abbiamo ricevuto richieste interessanti anche da persone che non appartengono necessariamente al mercato tradizionale: per esempio neolaureati in discipline legate all’acquacoltura e studi di architettura interessati a venire qui e conoscere questo mondo.
Il mercato sta cambiando molto e una delle trasformazioni più importanti riguarda naturalmente l’online. Nel momento in cui il consumatore decide di acquistare online, non è più necessariamente legato alla propria città e nemmeno al proprio Paese: può rivolgersi con molta più facilità anche a operatori di altri mercati.
Per gli animali il discorso è in parte differente, perché entrano in gioco vincoli e modalità diverse, ma anche in questo caso il mercato si è molto allargato rispetto al passato.
Tutto questo significa che cambiano anche i competitor con cui ci si confronta. Se prima il passaggio dal negozio era quasi obbligato, oggi non lo è più. Bisogna quindi aprirsi alle novità, fare qualcosa e non fermarsi. Perché, come si dice, chi si ferma è perduto».
Hai una storia da proporci per Vivere l'Acquario?
Scrivici a viverelacquario@bluelineitalia.it
Condividi questo articolo



