Amedeo Freddi
Biologo, Blue Line Italia
La necessità di pulire casa è sentita da qualunque animale che scelga un luogo stabile in cui vivere: un nido, una tana, una casa.
Questa esigenza non nasce solo dal desiderio di ordine o comfort, ma soprattutto dalla necessità di evitare situazioni pericolose, in cui si accumulano sostanze tossiche, organismi patogeni o parassiti.
Per i nostri pesci, il luogo stabile in cui vivere è l’acquario in cui li ospitiamo.
Pulirlo è quindi un gesto importante, ma pulire non significa sterilizzare: un acquario sano non è un ambiente “immacolato”, bensì un sistema vivo che deve rimanere in equilibrio.
Come intervenire, allora, per mantenerlo piacevole per loro e, soprattutto, sano?
Cosa Significa "acqua pulita"?
Spesso, osservando il nostro acquario, associamo il concetto di “acqua pulita” a quello di “acqua limpida”.
Non sempre è così.
Per esempio, l’utilizzo di legni di torbiera può conferire all’acqua una colorazione brunastra dovuta al rilascio di acidi umici e tannini, sostanze non pericolose per i pesci.
Al contrario, un’acqua apparentemente limpida può nascondere squilibri chimici o biologici.
Quando invece l’acqua appare opalina, lattiginosa o con riflessi verdastri, è probabile che siano presenti materiali inorganici, residui organici o organismi in sospensione. In questi casi, intervenire è corretto — ma sempre dopo aver compreso la causa.
Cambiare semplicemente parte dell’acqua può “diluire” il problema, ma significa non affrontarne l’origine.
Quando l’acqua diventa opaca
Se l’acqua appare lattiginosa, è probabile che si stia verificando una proliferazione batterica dovuta all’accumulo di residui organici. Questo fenomeno può essere temporaneo, ad esempio in un acquario appena avviato, ma può anche aggravarsi.
Un primo intervento sensato può essere aumentare l’aerazione, favorendo l’ossidazione dei residui, e pulire delicatamente il substrato di fondo con un semplice tubicino.
La misurazione dell’ossigeno disciolto ci aiuterà a capire se il sistema sta reagendo positivamente.
Se invece l’acqua assume una tonalità verdastra, il problema è spesso legato a un eccesso di nutrienti: troppi pesci, troppo mangime, troppi residui organici.
Qui l’acqua non è “sporca” per mancanza di pulizia, ma perché il sistema è sovraccarico.
A questo punto nasce una domanda naturale: dobbiamo pulire l’acqua… o filtrarla?
Cosa significa "filtrare"
Filtrare significa eliminare — e possibilmente riciclare — le sostanze che causano o potrebbero causare uno squilibrio.
È un processo utilizzato in moltissimi ambiti, dalla produzione alimentare alla gestione dei rifiuti, ma in acquario assume un significato particolare.
È importante chiarire subito un concetto chiave:
filtrare non significa togliere la vita dall’acqua, ma permettere alla vita di organizzarsi.
Nel nostro acquario i principali sistemi di filtraggio sono due: meccanico e biologico, spesso associati per ottenere il miglior risultato.
La filtrazione meccanica
La filtrazione meccanica serve a trattenere fisicamente le particelle in sospensione, impedendo che si accumulino nell’ambiente.
Questo avviene grazie a materiali con porosità inferiore alle dimensioni delle particelle che vogliamo rimuovere.
Il processo può sfruttare la gravità, un flusso indotto o la pressione di una pompa.
Nel nostro corpo, per esempio, il cuore svolge una funzione simile, spingendo i liquidi attraverso membrane selettive.
In acquario, la filtrazione meccanica viene realizzata tramite spugne, fibre sintetiche (come il perlon) o garze resistenti all’acqua. Spesso si utilizza anche carbone attivo, efficace nell’assorbire sostanze chimiche e impurità.
La manutenzione è semplice, ma molto istruttiva.
Se ci accorgiamo di dover pulire il filtro sempre più spesso, non è il filtro a essere inefficiente: è il sistema che ci sta segnalando un eccesso di carico biologico.
In questi casi, invece di intervenire continuamente, è spesso più corretto ridurre il numero di pesci, migliorare la gestione del mangime o aumentare l’aerazione.
La filtrazione biologica
Il filtro biologico va considerato come un organismo vivente a sé stante.
Deve respirare, ricevere nutrienti ed essere lasciato lavorare con continuità.
Perché “pulisce” l’acqua?
Perché ospita comunità di batteri e funghi che degradano le molecole organiche complesse, trasformandole in sostanze più semplici e nuovamente utilizzabili da altri organismi.
È un riciclo perfetto, che permette all’ecosistema di mantenersi stabile.
Queste comunità si formano spontaneamente e si concentrano nel substrato e nei materiali porosi del filtro.
L’obiettivo dei filtri biologici moderni è aumentare la superficie disponibile, favorendo lo sviluppo di questi microrganismi.
Anteporre un filtro meccanico a quello biologico serve proprio a proteggerlo: se i residui grossolani lo intasano, l’acqua non circola più, l’ossigeno diminuisce e possono comparire processi indesiderati.
Esistono anche sistemi più evoluti, come i filtri a letto fluido. Si tratta di filtri biologici in cui il letto filtrante viene mantenuto in costante sospensione attraverso il flusso idrico, migliorando l’ossigenazione e riducendo le necessità di manutenzione. L’offerta commerciale è ampia, ma il principio resta lo stesso.
In conclusione? Osservare prima di intervenire
Pulire e filtrare sono gesti necessari, ma intervenire troppo spesso è uno degli errori più comuni.
Un acquario ha bisogno di tempo per reagire e stabilizzarsi.
Osservare come il sistema risponde alle nostre scelte è il modo migliore per capire quando intervenire e quando, invece, lasciare lavorare l’ecosistema.
Comprendere questi meccanismi rende ogni decisione più consapevole — dalla gestione del filtro alla popolazione della vasca, fino all’alimentazione — e trasforma l’acquario da semplice oggetto decorativo a un piccolo mondo vivo, in equilibrio.
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