Amedeo Freddi
Biologo, Blue Line Italia
Tutti gli acquariofili temono l’ammoniaca.
È considerata, a ragione, una sostanza tossica e pericolosa.
Calma.
Per gestire questo timore è necessario fare un passo indietro e capire che cosa sia davvero l’ammoniaca e perché, in un acquario sano, non è solo inevitabile, ma persino fondamentale.
Azoto e ammoniaca: da dove nasce il problema
L’azoto, indicato in chimica con la lettera N, è presente in natura sotto forma di molecola biatomica (N₂), tenuta insieme da un legame molto stabile.
È il componente principale dell’aria che respiriamo ogni giorno (circa il 78%), ma nonostante lo inaliamo continuamente, non lo utilizziamo direttamente: il nostro organismo trattiene l’ossigeno, non l’azoto.
Eppure l’azoto è una componente fondamentale del nostro corpo: rappresenta circa il 3% della nostra composizione ed è alla base di amminoacidi, proteine, vitamine e perfino del DNA.
Lo stesso vale per i pesci.
Anche loro non respirano l’azoto, ma lo utilizzano costantemente per costruire i propri tessuti.
Da dove arriva, allora, questo elemento così essenziale?
Il ruolo invisibile degli organismi “mediatori”
In natura esistono organismi — batteri, funghi e vegetali — capaci di “rompere” il legame dell’azoto atmosferico e renderlo disponibile alla vita.
Questo processo si chiama azotofissazione e porta alla formazione dell’ammoniaca (NH₃), che in acqua si presenta anche come ione ammonio (NH₄⁺).
Queste forme di azoto diventano così utilizzabili per costruire molecole complesse, come amminoacidi e proteine.
Successivamente, attraverso il processo di nitrificazione, l’ammoniaca viene trasformata in nitriti e poi in nitrati, liberando energia e permettendo al ciclo di proseguire.
In altre parole:
né noi né i pesci utilizziamo direttamente l’azoto atmosferico.
Lo otteniamo mangiando altri organismi che lo hanno già reso disponibile.
Perché l’ammoniaca è sempre presente in acquario
Se in un acquario non ci fosse ammoniaca, significherebbe avere in salotto una semplice scatola di vetro piena di acqua distillata, senza alcuna forma di vita.
Un acquario vero, invece, è popolato da pesci, piante, alghe, batteri e funghi.
Ed è proprio questa vita a produrre ammoniaca, principalmente attraverso:
la respirazione e le escrezioni dei pesci,
i residui di mangime,
la decomposizione della sostanza organica.
L’ammoniaca è quindi una conseguenza naturale della vita, non un’anomalia.
Ammoniaca: quando è pericolosa e quando no
In acqua, l’ammoniaca può presentarsi in due forme:
- NH₃, altamente tossica
- NH₄⁺, molto meno pericolosa
Il rapporto tra queste due forme dipende soprattutto dal pH dell’acqua (un tema che merita un approfondimento dedicato).
Ma è importante sottolineare un altro aspetto spesso trascurato:
gran parte dell’ammoniaca si concentra nei sedimenti del fondo, dove si accumulano resti di mangime e feci.
Ed è qui che entra in gioco il concetto di ecosistema.
Sedimenti, batteri e riciclo: il sistema che lavora per noi
Nei sedimenti si accumula energia sotto forma di sostanza organica.
Ed è proprio lì che l’acquario dimostra di essere un sistema vivo e reattivo.
Batteri, funghi e vegetali utilizzano l’azoto contenuto in questi residui per i propri processi metabolici, trasformando progressivamente l’ammoniaca in:
- nitriti, meno tossici
- nitrati, molto meno pericolosi
I nitrati vengono poi in parte riassorbiti da piante e organismi, e in parte rimossi grazie ai cambi d’acqua e ai sistemi di filtrazione meccanica e biologica.
Un dettaglio importante: quando si parla di mangimi stabili in acqua, si intende proprio mangimi che non si dissolvono rapidamente, permettendo ai pesci di consumarli prima che rilascino nutrienti inutilmente nell’ambiente.
Niente paura, se il sistema funziona
L’ammoniaca non è il nemico dell’acquario.
È un passaggio obbligato del ciclo della vita.
Quando l'acquario è equilibrato, il sistema reagisce alla sua presenza e la trasforma in una risorsa per gli organismi che lo abitano.
Il problema non è l’ammoniaca in sé, ma l’assenza di equilibrio.
Capire questi meccanismi significa smettere di avere paura e iniziare a osservare l’acquario per ciò che è davvero:
un ecosistema in continua trasformazione, che risponde alle nostre scelte.
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