
Simone Freddi
Marketing manager, Blue Line Italia
Nel mese di ottobre 2025, la vasca di Federico Fabrizio, acquariofilo italiano di Castelliri, nel Lazio, è stata selezionata come Reef of the Month dalla community internazionale Reef2Reef, una delle realtà di riferimento per gli appassionati di acquariofilia marina e reef corallini.
Un riconoscimento di rilievo, che porta sotto una vetrina globale un acquario costruito nel tempo, con pazienza, studio e tanta osservazione.
Da qui nasce questo articolo. Federico ha accettato di parlare con Vivere l’Acquario per raccontarci qualcosa di sé, della sua vasca e del suo modo di vivere l’acquariofilia. Un percorso personale, prima ancora che tecnico, che aiuta a capire cosa c’è davvero dietro a un reef di questo livello.
Dall’acquario olandese al reef
La passione di Federico per l’acquariofilia nasce molti anni fa e non parte direttamente dal mare. I suoi primi acquari sono stati acquari olandesi, vasche d’acqua dolce quasi interamente dedicate alle piante, progettate secondo criteri precisi di disposizione, colore e crescita.
Nel tempo, l’interesse si è spostato verso il mondo marino, mantenendo però intatto lo stesso approccio progettuale. «Il mio obiettivo era riprodurre un acquario olandese utilizzando i coralli al posto delle piante». Un passaggio che ha richiesto studio, pianificazione e una profonda comprensione delle compatibilità tra le diverse specie.
È un metodo che emerge chiaramente anche osservando la sua vasca e i contenuti che Federico condivide sulla sua pagina Instagram, dove mostra il suo acquario e il percorso che lo accompagna, tra gestione quotidiana e passione personale.
Raccontaci il tuo acquario: che tipo di vasca è, quanti litri e cosa c’è oggi al suo interno?
Il mio è un acquario marino al 90% di coralli SPS. Ho varie tipologie di coralli, tra cui Acropore, Montipore, Seriatopore, Stylophore, Pocillopore e Pavone, affiancate da alcuni LPS come Euphyllia, Caulastrea, Cyphastrea ed Echinophylia, oltre a qualche molle, zoanthus da collezione, ricordee e una spugna viola.

La vasca misura 120x65x60 cm e, considerando anche la sump, sono all’incirca 500 litri totali. È un DSB con circa 12 cm di sabbia viva e rocce sintetiche.
*Nota per il lettore: quando si parla di coralli SPS (Small Polyp Stony) e LPS (Large Polyp Stony) si fa riferimento a due grandi categorie di coralli duri, che si distinguono per struttura, dimensione dei polipi ed esigenze di gestione.
La sump, invece, è una vasca tecnica collegata all’acquario principale, utilizzata per ospitare parte della filtrazione e rendere più stabile il sistema.
C’è un pesce o un corallo a cui sei particolarmente affezionato?
Ho vari pesci in vasca, tra cui Acanthurus leucosternon, Paracanthurus hepatus, Halichoeres chrysus, Macroparyngodon meleagris, Synchiropus splendidus, una coppia di Pterapogon kauderni, Paccagnellae, due pesci pagliaccio Snowflake e alcune damigelle.
Il pesce al quale sono più legato è il Leucosternon: è il più vecchio che ho, si avvia verso i cinque anni. Il corallo a cui sono più affezionato è invece una Stylophora rainbow rosa con punte verdi fluo, comprata tanti anni fa. All’epoca era un pezzettino di un paio di centimetri, oggi ne misura quasi venti.
Per te l’acquario è più relax, sfida tecnica o forma di espressione personale?
In realtà rappresenta tutte e tre le cose.
Relax, perché potrei passare ore ad osservare la vasca: mi rilassa profondamente e mi aiuta a staccare la mente dai problemi quotidiani.
Sfida, perché è un confronto continuo con me stesso. Ogni giorno cerco di migliorare, di pretendere qualcosa in più e di spingermi verso obiettivi sempre più complessi, sia dal punto di vista tecnico che biologico.
Forma di espressione personale, perché ogni vasca è unica e irripetibile. Ognuna racconta qualcosa di chi la realizza, riflettendone i gusti personali, sia nella scelta del layout estetico che nella tipologia di animali ospitati.

Che effetto ti ha fatto vedere il tuo lavoro riconosciuto a livello internazionale?
Ovviamente vedere il frutto e il riconoscimento di tanti sacrifici, tanta passione e tanta dedizione a livello internazionale non può che fare piacere.
C’è qualcosa che, guardando al futuro, ti piacerebbe ancora sperimentare?
In realtà sto portando avanti un progetto piuttosto ambizioso: ricreare un nanoreef con coralli LPS e SPS senza ricorrere ad aiuti esterni come skimmer o sump, puntando invece alla creazione di un ciclo biologico completo e autosufficiente in un acquario da 19 litri.
Ho dovuto rivedere alcuni aspetti tecnici fondamentali della vasca, a partire dall’illuminazione, realizzando una plafoniera artigianale. Il progetto, al momento, sta procedendo molto bene: i coralli hanno attecchito perfettamente ed è già iniziata la fase di crescita. Incrociamo le dita, perché in vasche di dimensioni così ridotte i cambiamenti possono essere molto rapidi.

Un consiglio per chi oggi si avvicina all’acquariofilia, e che magari sogna di costruire un giorno un acquario come il tuo?
L’acquariofilia marina, soprattutto quella dedicata ai reef con coralli SPS, è estremamente complessa. Per ottenere risultati concreti non basta la tecnica: servono grande passione, dedizione e continuità, ma soprattutto è fondamentale studiare a fondo la biologia marina.
È importante non scoraggiarsi di fronte alle prime difficoltà, bensì considerarle come un prezioso bagaglio di esperienza da cui trarre insegnamento per migliorare e progredire nel tempo.
Un altro consiglio fondamentale è quello di diffidare di chi sostiene che la maturazione della vasca non sia essenziale o propone protocolli standard validi per qualsiasi acquario. Purtroppo non è così: ogni vasca è un sistema unico, con dinamiche proprie, e richiede un approccio personalizzato. In questo contesto, l’occhio e l’esperienza dell’acquariofilo devono rappresentare il primo e più importante strumento di valutazione.
La maturazione batterica, la completa chiusura del ciclo dell’azoto e, soprattutto, la diversificazione batterica sono, a mio avviso, le fondamenta indispensabili per ottenere buoni risultati nel lungo periodo. Solo successivamente entrano in gioco fattori come l’illuminazione, il sistema di movimentazione dell’acqua, lo skimmer e il resto della tecnica.
*Chi desidera approfondire gli aspetti più tecnici della vasca di Federico può trovare un racconto dettagliato nell’intervista pubblicata da Reef2Reef in occasione del riconoscimento:
-> https://www.reef2reef.com/threads/reef-of-the-month-october-2025-federeefs-italian-reef.1130765/
Una riflessione finale
Ringraziamo Federico Fabrizio per la disponibilità. La sua è una visione che parla di tempo, di rispetto per i processi biologici e di responsabilità verso gli animali che ospitiamo. Gli stessi valori che, come Blue Line, cerchiamo di portare ogni giorno nel modo in cui progettiamo e proponiamo mangimi e soluzioni dedicate all’acquario, con attenzione alla salute degli organismi e all’equilibrio dei sistemi nel tempo.
Hai una storia, un’esperienza o uno spunto da proporci per Vivere l’Acquario?
Scrivici a viverelacquario@bluelineitalia.it
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