
Simone Freddi
Content Editor e Marketing Manager
Chi si avvicina all'acquario marino scopre presto che non tutti i coralli sono uguali. C'è chi parte dai coralli molli, chi sogna fin da subito una vasca ricca di Acropore e chi si chiede se sia davvero possibile far convivere specie con esigenze così diverse nello stesso reef.
Ma quali sono le differenze tra SPS, LPS e coralli molli? È consigliabile allevarli insieme? E come cambia la loro alimentazione?
Per approfondire questi temi abbiamo coinvolto Federico Fabrizio, acquariofilo italiano che nel 2025 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento Reef of the Month dalla community internazionale Reef2Reef grazie al suo acquario marino da circa 500 litri, popolato prevalentemente da coralli SPS ma con una gestione di successo anche di LPS e coralli molli.

Lo avevamo già intervistato per raccontare la storia della sua vasca e del riconoscimento internazionale ricevuto. In questa occasione gli abbiamo chiesto di condividere la sua esperienza su un tema che conosce molto bene: come scegliere i coralli, farli convivere e alimentarli nel modo corretto.
Federico, quando si realizza il primo reef, da quali coralli è meglio partire? Esistono specie più indicate per fare esperienza?
Un acquariofilo alle prime armi che desidera avvicinarsi alla realizzazione di un reef domestico deve armarsi di tanta pazienza, grande curiosità e voglia di ampliare continuamente le proprie conoscenze, soprattutto in ambito di chimica dell'acqua e biologia marina. A queste qualità si aggiunge un elemento fondamentale: la costanza, indispensabile per ottenere risultati duraturi.
Esistono tre principali tipologie di coralli, ciascuna con un diverso livello di difficoltà nella gestione. I più semplici da allevare sono i coralli molli; seguono gli LPS (Large Polyp Stony), che richiedono maggiore attenzione, e infine gli SPS (Small Polyp Stony), la cui gestione è decisamente più impegnativa, soprattutto nel caso delle Acropore.
Per questo motivo, è consigliabile che un principiante inizi con i coralli molli. Con il tempo, acquisendo esperienza, conoscenze e sicurezza nella gestione dell'acquario, potrà introdurre gradualmente specie sempre più esigenti, affrontando con maggiore consapevolezza le sfide che un reef marino comporta.

Coralli molli (tra cui gli Zoanthus), LPS e SPS: quali sono le principali differenze? Non solo dal punto di vista estetico, ma anche nella gestione quotidiana.
Esistono differenze sostanziali tra le tre principali categorie di coralli. Prima di analizzarle, però, è necessario fare una precisazione riguardo allo scheletro dei coralli.
Lo scheletro dei coralli è costituito principalmente da carbonato di calcio. Per formarlo, i coralli assorbono dall'acqua calcio e carbonati, mentre il magnesio svolge un ruolo fondamentale nel favorire e stabilizzare il processo di calcificazione. Questi tre elementi – calcio (Ca), alcalinità o KH (carbonati) e magnesio (Mg) – costituiscono la cosiddetta triade, indispensabile per la crescita dei coralli duri.
È evidente che, in funzione del numero e della tipologia di coralli presenti in vasca, soprattutto SPS, il consumo di questi elementi aumenta progressivamente. Per questo motivo è necessario reintegrarli quotidianamente, mediante pompe dosometriche oppure attraverso un reattore di calcio, mantenendo i valori il più possibile stabili.
Coralli molli
I coralli molli, tra cui gli apprezzatissimi Zoanthus, sono i più semplici da allevare e rappresentano la scelta ideale per chi si avvicina per la prima volta all'acquario marino. Non possiedono uno scheletro calcareo e, di conseguenza, il consumo della triade è pressoché trascurabile, tanto da non rendere necessario un dosaggio giornaliero.
Non richiedono un'acqua estremamente povera di nutrienti, anzi al contrario: nitrati e fosfati possono essere presenti senza creare particolari problemi (ovviamente a tutto c'è un limite). Di conseguenza, non è indispensabile utilizzare sistemi di filtrazione particolarmente performanti. Anche le esigenze di illuminazione sono più contenute rispetto ai coralli duri e, soprattutto, tollerano meglio le oscillazioni dei valori dell'acqua, come pH, salinità e concentrazione dei nutrienti.
Coralli LPS
La gestione dei coralli LPS (Large Polyp Stony) è leggermente più impegnativa. Sono caratterizzati da una base scheletrica calcarea e da polipi molto grandi e carnosi.

Pur avendo un consumo della triade inferiore rispetto agli SPS, necessitano comunque di un reintegro quotidiano di calcio, KH e magnesio. È buona pratica eseguire almeno una volta alla settimana i test dei principali parametri, così da determinare il consumo reale della vasca e regolare di conseguenza il dosaggio.
Gli LPS richiedono un'acqua più pulita rispetto ai coralli molli, pur mantenendo una moderata presenza di nitrati e fosfati. Necessitano inoltre di un'illuminazione più intensa e sono decisamente più sensibili alle variazioni dei parametri chimico-fisici dell'acqua. Se tali sbalzi sono importanti o prolungati, possono causare un forte stress fino alla morte del corallo.
Coralli SPS
Gli SPS (Small Polyp Stony) rappresentano la categoria più complessa da allevare ma, per me, anche la più spettacolare dal punto di vista estetico. Sono coralli dotati di uno scheletro calcareo ben sviluppato e di polipi molto piccoli; in natura sono i principali costruttori delle barriere coralline, dando vita a strutture ricche di forme e colori straordinari.
Per crescere e sviluppare una colorazione intensa richiedono condizioni ambientali estremamente stabili. Hanno bisogno di sistemi di filtrazione altamente performanti, capaci di mantenere nitrati e fosfati a livelli molto bassi, senza però azzerarli completamente. Richiedono inoltre un'illuminazione molto intensa e ben bilanciata, con un corretto rapporto tra luce blu e luce bianca e uno spettro adeguato alle loro esigenze.

Gli SPS sono estremamente sensibili alle variazioni dei parametri dell'acqua. Anche piccoli sbalzi di temperatura, salinità, pH o della triade possono provocare un rapido deterioramento dei tessuti, fino a compromettere in breve tempo intere colonie. Per questo motivo sono consigliati esclusivamente ad acquariofili con una buona esperienza e con una gestione della vasca estremamente precisa e costante e soprattutto a vasche ben mature biologicamente.
Molti acquariofili desiderano realizzare vasche miste. È possibile allevare insieme coralli molli, LPS e SPS oppure conviene dedicare il reef a una sola categoria?
È evidente che, avendo esigenze molto diverse tra loro, la soluzione più semplice consiste nel dedicare l'acquario a una sola categoria di coralli. In questo modo la gestione risulta più lineare e sarà più facile mantenere parametri ottimali e stabili.
La sfida più grande, ma allo stesso tempo quella che regala le maggiori soddisfazioni, è allevare contemporaneamente coralli molli, LPS e SPS. Per riuscirci è necessario trovare un equilibrio estremamente delicato: bisogna mantenere nel tempo un compromesso tra esigenze spesso opposte, affinché ogni categoria possa crescere sana, sviluppare una buona colorazione e prosperare senza penalizzare le altre.
Un altro aspetto fondamentale da considerare è la compatibilità tra i coralli e il loro corretto posizionamento all'interno della vasca.
Tutti i coralli, infatti, producono sostanze che utilizzano come arma di difesa e di competizione. Si instaura così una vera e propria "guerra chimica", con la quale ogni colonia cerca di conquistare spazio a discapito delle altre.
In linea generale, i coralli molli sono i più aggressivi dal punto di vista chimico, seguiti dagli LPS, mentre gli SPS sono generalmente meno competitivi sotto questo aspetto. Per questo motivo è fondamentale studiare attentamente la posizione di ogni singolo esemplare, evitando che coralli incompatibili possano entrare in contatto.
Se, ad esempio, un corallo molle dovesse toccare un SPS, nella maggior parte dei casi il tessuto dello SPS verrebbe progressivamente danneggiato fino a necrotizzare, permettendo al corallo molle di occupare quello spazio. Ma anche tra coralli della stessa tipologia possono verificarsi casi di incompatibilità.
Come spesso accade in natura, però, esistono delle eccezioni. Una di queste è rappresentata dagli Zoanthus. Sebbene appartengano ai coralli molli e contengano una delle tossine naturali più potenti conosciute, la palitossina, non sono particolarmente aggressivi nei confronti degli altri coralli e possono convivere tranquillamente con la maggior parte delle specie. È comunque importante ricordare che la palitossina è estremamente pericolosa anche per l'uomo: durante la manipolazione degli Zoanthus è sempre consigliabile utilizzare guanti e protezioni adeguate.

Nella mia vasca da 500 litri, ricca di coralli appartenenti a tutte e tre le categorie, ho cercato di studiare attentamente il comportamento e la crescita di ogni singolo esemplare, posizionando vicini solo coralli realmente compatibili.
Nei casi in cui ciò non è stato possibile, ho adottato una soluzione che nel tempo si è dimostrata molto efficace: ho fatto crescere colonie di Zoanthus tra due coralli incompatibili. In questo modo gli Zoanthus fungono da barriera naturale, impedendo alle basi dei coralli di entrare in contatto diretto e riducendo notevolmente il rischio di aggressioni e danni ai tessuti.
Quali sono gli errori più frequenti che vedi fare nella scelta dei coralli, soprattutto da chi è alle prime esperienze?
Uno degli errori più comuni nell'allestimento di una vasca marina è scegliere coralli e pesci basandosi esclusivamente sul proprio gusto estetico, senza approfondire il comportamento delle specie e la loro compatibilità.
Uno degli sbagli più gravi, ad esempio, è inserire coralli a crescita rapida e particolarmente infestanti. Nel tempo, queste specie possono occupare gran parte dello spazio disponibile, limitando o addirittura impedendo l'allevamento di altri coralli.
Tra gli esempi più comuni troviamo: alcune specie di discosomi particolarmente invasive, il Briareum, la Xenia e anche alcune specie di Zoanthus e Palythoa.
Quanto conta la pazienza nella crescita di un reef? Oggi si vedono molte vasche spettacolari sui social: secondo te questo crea aspettative poco realistiche?
La pazienza è un elemento fondamentale per la crescita ottimale di un acquario reef. Un reef domestico è il risultato di un'evoluzione estremamente lenta, basata su una complessa serie di processi chimici e biologici che richiedono tempo per raggiungere il giusto equilibrio.
Il primo obiettivo è la completa chiusura del ciclo dell'azoto, seguita da una corretta maturazione della flora batterica e della microfauna. Sono processi che non possono essere accelerati oltre un certo limite.
Negli ultimi anni, però, si sta diffondendo l'idea che: sia sufficiente inoculare la sabbia con batteri e preparati di fauna bentonica, utilizzare prodotti che promettono risultati miracolosi e acquistare attrezzature sempre più sofisticate — e inevitabilmente molto costose — per poter avviare una vasca in pochi giorni, arrivando addirittura a inserire fin da subito Acropore particolarmente delicate.
A mio avviso, purtroppo, non è così.
La maturazione di un acquario, sia dolce ma soprattutto marino, richiede mesi, se non anni. È un percorso fatto di osservazione, stabilità e piccoli aggiustamenti. Al contrario, basta l'utilizzo di un prodotto inadatto o una gestione troppo frettolosa per compromettere l'equilibrio batterico della vasca e far regredire in poco tempo ciò che si era costruito con tanta pazienza.
Oggi, anche grazie ai social network, siamo continuamente esposti a immagini di acquari spettacolari. Questo porta molti appassionati a credere che ottenere risultati eccezionali sia semplice e soprattutto veloce. Si è diffusa così la cultura del "tutto e subito", che ha trasformato l'hobby in una corsa all'acquisto di attrezzature costose e di coralli sempre più esclusivi, spesso senza che la vasca sia realmente pronta ad ospitarli.
Sempre più frequentemente si vedono acquari ancora immaturi, allestiti con poca esperienza e popolati fin dall'inizio da Acropore estremamente esigenti. Microfrag vengono venduti a prezzi proibitivi e, non di rado, lo stesso identico corallo assume valori completamente diversi semplicemente perché commercializzato con un nome più "di moda". Il prezzo può aumentare di centinaia di euro senza che vi sia una reale differenza biologica.
Il risultato è spesso prevedibile: dopo un investimento economico importante, questi microfrag vengono inseriti in vasche che non hanno ancora raggiunto la necessaria maturità biologica e vengono gestite da acquariofili che stanno ancora acquisendo esperienza. In queste condizioni molti coralli deperiscono e muoiono nel giro di poco tempo.
La conseguenza è una grande delusione, che spesso porta allo smantellamento dell'acquario e, in molti casi, all'abbandono definitivo dell'hobby.
Un reef non è una gara a chi parte prima o possiede il corallo più costoso. È un ecosistema vivo, che insegna una delle qualità più importanti: la pazienza. Perché nel marino, il tempo non è un ostacolo, ma il principale alleato del successo.

Molti acquariofili pensano che i coralli vivano quasi esclusivamente grazie alla luce. È davvero così? Quando diventa importante iniziare ad alimentarli?
Per rispondere bisogna fare una distinzione fondamentale:
I coralli si dividono in due grandi categorie: coralli fotosintetici e coralli non fotosintetici.
I coralli fotosintetici ricavano la maggior parte del loro fabbisogno energetico, generalmente oltre il 70%, in modo indiretto dalla luce. Si parla di alimentazione autotrofa, anche se sarebbe più corretto definirla un'alimentazione indiretta, poiché il corallo non utilizza direttamente la luce.
All'interno dei loro tessuti vivono infatti delle microalghe simbionti chiamate zooxantelle, con le quali instaurano un rapporto di reciproco beneficio. Attraverso la fotosintesi, queste alghe trasformano l'energia luminosa in sostanze nutritive, cedendone una parte al corallo, che in cambio offre loro protezione e i prodotti del proprio metabolismo.
La restante parte del fabbisogno nutritivo viene soddisfatta tramite alimentazione eterotrofa: i polipi estroflettono minuscoli tentacoli che catturano le particelle sospese nell'acqua, come zooplancton, fitoplancton e altre sostanze organiche.
I coralli non fotosintetici, invece, non ospitano zooxantelle o ne possiedono quantità trascurabili. Per questo motivo dipendono esclusivamente dalla predazione diretta e devono essere alimentati regolarmente con cibo specifico, poiché la luce non contribuisce in alcun modo al loro sostentamento.
Esistono differenze importanti tra coralli molli, LPS e SPS dal punto di vista nutrizionale? Come cambiano le loro esigenze?
Poiché la maggior parte dei coralli allevati nei nostri acquari è fotosintetica, è utile distinguere tre grandi gruppi: coralli molli, LPS e SPS.
Coralli molli
I coralli molli ricavano tra l'80% e il 90% del loro fabbisogno energetico grazie alle zooxantelle. La parte restante deriva dall'assorbimento di sostanze organiche disciolte e dalla cattura di particelle microscopiche presenti nella colonna d'acqua.
Per il resto beneficiano soprattutto di un'alimentazione indiretta, costituita da prodotti come fitoplancton, aminoacidi e proteine disciolte, senza la necessità di essere alimentati singolarmente.
Coralli LPS
Gli LPS (Large Polyp Stony), pur traendo gran parte dell'energia dalla fotosintesi, ben oltre l'80%, dipendono molto anche dall'alimentazione eterotrofa.
I loro grandi polipi sono progettati per catturare continuamente prede vive o particelle alimentari di dimensioni maggiori. Per questo motivo rispondono molto bene a un'alimentazione mirata con zooplancton, mysis, artemia o pellet specifici.

L'alimentazione diretta mediante una pipetta dosatrice consente di ottenere risultati migliori, riducendo allo stesso tempo la dispersione di cibo in vasca e limitando l'inquinamento dell'acqua.
Coralli SPS
Gli SPS (Small Polyp Stony) rappresentano il gruppo che dipende maggiormente dalla luce. In condizioni ottimali possono ricavare fino al 90% del proprio fabbisogno energetico dall'attività delle zooxantelle.
La parte restante deriva dalla cattura di zooplancton molto fine e di altre microparticelle grazie ai loro minuscoli polipi.
Nonostante le loro ridotte dimensioni, gli SPS sono perfettamente in grado di nutrirsi, ma necessitano di alimenti estremamente fini e distribuiti con criterio.
Il fatto che un corallo possa nutrirsi anche in modo eterotrofo non significa che debba essere alimentato continuamente. L'alimentazione rappresenta un'integrazione necessaria, ma deve essere somministrata con criterio e nelle giuste quantità e con i giusti prodotti.
Nella mia esperienza, non esiste una regola valida per tutte le vasche. L'alimentazione deve sempre essere adattata al carico organico presente nell'acquario.
Più il carico organico è elevato, meno è necessario somministrare alimenti esterni. Al contrario, in una vasca molto "pulita" può essere utile integrare maggiormente l'alimentazione.
Oggi esistono test specifici che consentono di valutare il livello di sostanze organiche presenti in acquario. Personalmente, però, continuo a utilizzare un metodo molto semplice e tradizionale, che negli anni si è dimostrato estremamente affidabile: osservare la patina che si forma sui vetri.
Patina verde smeraldo, da pulire ogni 2-3 giorni: il carico organico è equilibrato. In questo caso mi limito a un'alimentazione saltuaria dei coralli
Patina marrone: indica generalmente un eccesso di sostanze organiche. In queste condizioni sospendo quasi completamente l'alimentazione dei coralli e, se necessario, riduco anche il mangime destinato ai pesci.
Patina biancastra o quasi assente: segnala un carico organico molto basso. In questo caso aumento la somministrazione di alimenti specifici.
Un eccesso di sostanze organiche non comporta soltanto un peggioramento della qualità dell'acqua. Negli SPS, ad esempio, tende a scurire la colorazione dei tessuti e, nel lungo periodo, può favorire un accumulo di nitrati e fosfati fino a livelli potenzialmente dannosi per pesci e coralli.
L'obiettivo, quindi, non è alimentare il più possibile, ma alimentare nella giusta misura e con il giusto prodotto. Un reef sano non si costruisce con grandi quantità di cibo, ma mantenendo il delicato equilibrio tra luce, nutrienti, popolazione animale e capacità biologica della vasca. Proprio questo equilibrio rappresenta uno dei segreti più importanti per allevare coralli sani e colorati nel lungo periodo.
Quali accorgimenti alimentari hai adottato nella tua vasca per riuscire a far convivere coralli con esigenze così diverse?
La mia vasca è composta per circa l'80% da coralli SPS, tra cui Acropore, Montipore, Pocillopore, Seriatopore e Stylophore.
Tra gli LPS troviamo invece Euphyllie, Echinophyllie e una Pectinia.
Per quanto riguarda i coralli molli, ospita una ricca collezione di Zoanthus, qualche Ricordea e diverse spugne.
Far convivere coralli con esigenze, abitudini e modalità di alimentazione così diverse non è semplice, ma rappresenta una sfida estremamente stimolante. Se gestita correttamente, questa varietà permette di ricreare un ambiente molto naturale, equilibrato e armonioso.

La chiave è mantenere sempre sotto controllo il carico organico della vasca e scegliere un'alimentazione mirata, adattandola alle diverse tipologie di coralli presenti.
Un accorgimento fondamentale durante l'alimentazione è spegnere lo skimmer per circa un'ora, ovviamente quando si somministrano alimenti liquidi o in polvere. È inoltre consigliabile dosare il prodotto in prossimità di una pompa di movimento o dell'uscita della risalita, così da favorirne una distribuzione uniforme e garantire che l'intera vasca possa beneficiare dell'alimentazione.
Secondo la tua esperienza, esiste un momento della giornata migliore per alimentare i coralli?
Il momento migliore per alimentare i coralli è la sera, quando le luci della vasca sono ormai spente. In natura, infatti, è proprio durante la notte che i coralli estroflettono al massimo i loro polipi, perché è in questo momento che lo zooplancton risale nella colonna d'acqua per nutrirsi e riprodursi, diventando la principale fonte di alimento per molti coralli.
Per questo motivo, la somministrazione degli alimenti nelle ore notturne risulta molto più efficace, poiché coincide con il loro naturale comportamento alimentare.
C'è poi un secondo motivo, legato alla gestione della mia vasca. Durante la notte ho programmato le pompe di movimento con un flusso più dolce e armonioso, in modo da permettere ai coralli di intercettare il cibo con maggiore facilità. Di giorno, invece, il movimento è decisamente più intenso e turbolento, una scelta dettata dalla predominanza di coralli SPS, che richiedono una forte movimentazione dell'acqua per garantire una corretta ossigenazione e lo smaltimento dei metaboliti.
In sump ho realizzato anche una zona criptica: una vasca dedicata, ricca di rocce vive, che svolge una duplice funzione. Da un lato offre un'enorme superficie per l'insediamento della flora batterica, contribuendo alla riduzione del carico organico dell'intero sistema; dall'altro funge da refugium, dove allevo diverse varietà di zooplancton. In assenza di predatori, questi organismi si riproducono liberamente e vengono poi trasportati dalla pompa di risalita nella vasca principale, fornendo un costante e prezioso apporto di alimento naturale ai coralli.
Alimentare i coralli significa conoscerne le esigenze
Nota di Simone Freddi: Dalle parole di Federico emerge chiaramente un concetto: non esiste un'alimentazione valida per tutti i coralli.
SPS, LPS e coralli molli hanno esigenze differenti e ottenere un reef sano significa prima di tutto conoscerle, osservare la propria vasca e trovare il giusto equilibrio tra luce, nutrienti e alimentazione.
Proprio da questa consapevolezza nasce anche la linea Blue Line Coral Nutrition, sviluppata con alimenti specifici per le principali tipologie di coralli allevate negli acquari reef.
Scopri la linea Coral Nutrition: https://www.bluelineitalia.it/blog/coral-nutrition-alimenti-per-coralli
Se vuoi conoscere meglio Federico Fabrizio e vedere da vicino il reef che gli è valso il riconoscimento internazionale di Reef of the Month, puoi leggere anche la nostra intervista dedicata:
L'intervista a Federico Fabrizio: https://www.bluelineitalia.it/blog/reef-acquario-intervista-federico-fabrizio
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